Un calendario per un duca
Il Salone dei Mesi occupa il piano nobile di Palazzo Schifanoia, a Ferrara: una sala di circa 25 metri per 11, alta 7 metri e mezzo.2 Nel 1469 Borso d’Este vi chiama una nutrita schiera di pittori, mentre attende di essere nominato duca.1 Gli affreschi sono dipinti fra il 1469 e il 1470.2
Il programma iconografico è attribuito a Pellegrino Prisciani, astrologo e bibliotecario di corte.1 Dei dodici mesi che coprivano le pareti ne restano sette, da marzo a settembre; gli altri sono perduti.1,3
Tre fasce per ogni mese
Ogni mese si legge dall’alto in basso. In alto il trionfo di una divinità antica; al centro, su fondo azzurro, il segno zodiacale con i suoi tre decani; in basso la corte, dove torna la figura di Borso.1
A marzo Minerva siede su un carro tirato da unicorni bianchi. A sinistra si affolla un gruppo di sapienti, a destra donne che filano e tessono.1

L’Ariete e i suoi tre decani
Prima di tutto, ciò che si vede: un uomo vestito di stracci, una giovane donna in rosso seduta sopra l’ariete, un giovane con una freccia e un anello. A lungo vi si sono lette allegorie morali.1
Nel 1912 Aby Warburg ha mostrato che si tratta di decani: il cerchio dello zodiaco era diviso in trentasei parti di dieci gradi, tre per segno, ciascuna con la sua figura.1,3,4 Secondo il museo di Ferrara, Prisciani ha attinto all’astrologo persiano Albumasar, del IX secolo: l’uomo scuro sarebbe il «vir niger», la donna rimanderebbe a Cassiopea, il giovane all’Auriga.1
Chi ha dipinto che cosa
Le attribuzioni restano discusse. La più sicura riguarda la parete est. Nel marzo 1470 Francesco del Cossa scrive a Borso e si dichiara autore di «quilli tri campi verso l’anticamera»: marzo, aprile e maggio.1,3
Nella stessa lettera lamenta di essere pagato dieci bolognini al piede quadrato, un compenso che giudica indegno.3 Settembre è spesso accostato a Ercole de’ Roberti; giugno e luglio sono assegnati a un anonimo, il «Maestro dagli occhi spalancati».3

Imbiancati e ritrovati
Gli affreschi furono coperti di scialbo quando il palazzo divenne una manifattura di tabacchi. Solo dal 1820 il pittore e restauratore Giuseppe Saroli li riporta alla luce.2 Nel 1871, qualche anno dopo la riscoperta, Fritz Harck propone per primo il nome di Cossa.1
Per verificare
I numeri rimandano alle fonti, in fondo alla pagina.
- Musei di Ferrara, «Il Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia», mostra online, Google Arts & Culture. artsandculture.google.com
- Ferrara, città del Rinascimento, e il suo Delta del Po (sito patrimonio mondiale), scheda «Palazzo Schifanoia». ferraradeltapo-patrimoniomondiale.it
- Wikipedia, «Salone dei Mesi». it.wikipedia.org
- Wikipedia (in inglese), «Palazzo Schifanoia» (conferenza di Aby Warburg, 1912). en.wikipedia.org